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L’area di piazza Santa Domitilla … prima di piazza Santa Domitilla

Piazza Santa Domitilla

L’area forense romana (foto 00), oggi nota come Piazza Foro emiliano, comprendeva lungo il suo asse meridionale la Basilica, ancora oggi sopravvissuta in numerosi setti murari in opera reticolata reimpiegati, salvandoli di fatto dalla distruzione, nell’edificio braschiano.
Piazza Santa DomitillaUn saggio condotto nel 2015 nell’area della antistante il Palazzo della Bonificazione Pontina, area comunque interessata, dopo l’abbattimento della prima chiesa legata al culto della santa, così come indicato dalla cartografia settecentesca, da edifici privati, ha restituito, sia pure in modo non del tutto “leggibile”, testimonianze della situazione in epoca romana, tardo antica e degli inizi dell’alto medioevo (foto 01).
Così come per il lato sud del Foro, anche questo lato era delimitato da una porticus, ipotesi fondata sul rinvenimento di una pavimentazione in opera signina (foto 2) perimetrata da una muratura intervallata da colonne (foto 3). Il pavimento è però più antico di alcuni decenni rispetto alla costruzione della Basilica, testimonianza della preesistenza di edifici (probabilmente privati) antecedenti la sistemazione urbanistica del Foro (e qui siamo intorno al 30-20 a.C.).
Una condotta per la raccolta delle acque, solo in parte in situ, rimanda a similari ma non coeve situazioni osservabili lungo i lati Nord e Sud del foro (foto 4).
Questa condizione sopravvisse almeno fino al pieno IV secolo d.C., quando, per motivi legati al momento di decadenza del mondo romano, la città subì un netto restringimento della sua perimetrazione. La mancata manutenzione dei due acquedotti che garantivano il suo rifornimento idrico viene testimoniata dalla costruzione di una cisterna, posta immediatamente a ridosso del sistema viario (foto 5). A questo momento possiamo ricondurre sia la costruzione di una piccola vasca (foto 6), con pozzetto interno per la decantazione (foto 7) quanto, almeno per quanto sopravvissuto nella scarsa stratigrafia sopravvissuta, il reimpiego di blocchi di spoliazione, il cui posizionamento, oggi non riconducibile ad una certa identificazione edilizia, su semplice battuto di terra ne conferma la povertà in materia di tecnica edilizia (foto 8). Resta un’ipotesi di lavoro identificare nei blocchi posti nel ristretto spazio tra il c.d. edificio e la fontana con un diverticolo (foto 09).
Non possiamo ricostruire in alcun modo le facies successive stante il completo stravolgimento dell’area, fase testimoniata anche dalla assoluta mancanza di elementi ceramici datanti.
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